La comunità di Castell'Azzara
«Come un nido di aquile, Castell'Azzara appesa ai precipizi del Monte Civitella»: così il viaggiatore ottocentesco Edward Hutton descriveva questo borgo arroccato su uno sperone di roccia a 816 metri, guardiano silenzioso della valle sottostante, che nelle mattine umide scompare sotto una densa nebbia trasformandosi in un mare primordiale in tempesta. Un paese che sembra nato dalla pietra su cui poggia, circondato dai boschi della Riserva Naturale del Monte Penna e attraversato da mille sorgenti che la natura carsica del suolo trasforma in un paesaggio vivo e in continua movimento.
Radici antiche
La presenza umana in questi luoghi risale all'antichità, ma il nucleo dell'attuale paese si consolida nell'alto Medioevo, attorno all'XI secolo, quando gli Aldobrandeschi, feudatari della Contea di Santa Fiora, vollero erigere un castello per difendere il proprio potere e frenare le ambizioni dei feudatari vicini. Secondo la leggenda, il nome stesso del borgo deriverebbe da un antico gioco di dadi, la Zara, con cui tre fratelli Aldobrandeschi si contesero l'onore di essere il fondatore del castello. Di questo passato feudale restano ancora oggi il rione antico della Terra, con i suoi vicoli stretti e gli scorci mozzafiato, la Rocca Silvana nella frazione di Selvena e la maestosa Villa Sforzesca, voluta dal cardinale Alessandro Sforza nel pieno del Rinascimento.

Terra di miniere e di uomini
Lo sviluppo moderno del paese fu segnato dallo sfruttamento del sottosuolo. Etruschi e romani già conoscevano il cinabro, il minerale dal bel colore rosso vermiglio abbondante in queste terre, e ne facevano uso per la pittura, la cosmesi e le cerimonie sacre. Dalla seconda metà dell'Ottocento, l'attività mineraria esplose trasformando Castell'Azzara in una terra di minatori, portando un benessere inedito a una comunità fino ad allora dedita all'agricoltura e alla pastorizia. Di quell'epoca rimangono oggi storie, gallerie e i ruderi di interi villaggi operai: Siele, Morone, Cornacchino, preziose testimonianze di archeologia industriale.

Gli "orsi" di Castell'Azzara
«Vestiti di pelli di lupi e di pelliccioni di capra, simili a orsacchiotti pelosi»: così venivano descritti nel 1076 gli abitanti di Castell'Azzara. Un'immagine folkloristica, certo, ma che cattura qualcosa di autentico nel carattere di questa gente: solitari, burberi, testardi e fieri come il maestoso animale che li ha eletti a simbolo, ma capaci, al pari dell'orso, di una grande generosità e di slanci inaspettati di altruismo. Lo dimostra il vasto e vivo tessuto associativo che ancora oggi caratterizza la comunità.
Un luogo ancora autentico
Lontano dai grandi circuiti turistici, Castell'Azzara conserva intatte quelle sensazioni, quei gesti e quegli odori che rimandano a un passato vicino e lontano. Nelle strade del borgo, in un sorriso di passaggio, nel profumo di resina dei boschi o nei sapori della cucina locale, dove il tartufo, prezioso dono dei boschi, trova il suo degno compimento, si respira ancora qualcosa di difficile da trovare altrove: una vita che non ha nulla di artefatto, fatta di tante storie, memorie e tradizioni che l'Associazione Amici dell'Orso cerca di preservare e tramandare.